Una poesia per Sylvia

Una sciarpa fatta di pelle
e una spina, a inchiodarti la bocca
per sempre.

Non avrai il perdono di Dio,
non l’avrai quando l’anima avvolta
in veli di catrame si offrirà alla sua metamorfosi.

Vendicativa la notte ti osserva;
le falene sfuggite di mano della luna
sfarfallano incubi, rancori
preghiere.

L’azzurro nelle vene ti palpita dolcemente
e ciò che è lieve ghiaccio di febbraio
ti cullerà nel flusso e riflusso.

Di là, ben sigillati
hai due piccoli serpenti che nuotano nel latte,
troveranno pane in candide scodelle,
domani.

Freddo e muto è l’addio; la tua testa ramata
germina nel forno come un’azalea
sotto la neve

mentre nel crepitio della stanza esplodono
tutte le tue veglie.

Cristina D. 2009


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Febbre a 40°


Così Ted Hughes scacciò il fantasma di Sylvia Plath

Così Ted Hughes scacciò il fantasma di Sylvia Plath

I rapporti Versi patinati che segnano una presa di distanza: la luce che attenua il calore

Leggendo il Meridiano da Nicola Gardini e Anna Ravano dedicato a Ted Hughes si fa qualche scoperta. Si scopre che a distanza di quarantacinque anni dal suo suicidio il mito di Sylvia Plath è intatto, intoccabile. Si scopre, parlandone con gli amici, che il confronto con il marito Ted è inevitabile. Si scopre che la grandezza di Ted Hughes, del poeta Hughes, non è indiscussa. Approssimativamente, dentro di me, si era formata la convinzione che Hughes somigliasse al nostro Montale. L’ idea era quella di un percorso analogo: un poeta fino a un certo punto; un altro poeta, verso la fine. Con Lettere di compleanno Ted Hughes esce dal riserbo intorno alla propria persona e vita – in modo chiaro, non più ellitticamente, o per correlati obiettivi. L’ autobiografia al posto delle idee, o di un crudo catalogo dei fatti osservati, fiori, uccelli, animali. Ma questa idea del percorso simile del poeta inglese a quello del poeta italiano, che dopo i tre grandi libri di giovinezza e maturità aveva, con Satura, tutto rovesciato, s’ era portata con sé l’ erronea idea d’ una comparabile altezza delle due voci. A leggere il Meridiano, cominciando dall’ eccezionale saggio di Gardini, che pure ciecamente crede nel suo poeta, e proseguendo con la puntigliosa biografia della Ravano, quando si arriva al testo, alla sua vastità, alla sua incombenza, la percezione si va modificando. No, Ted Hughes non è affatto un poeta grande come Montale.

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Anna Ravano

“Sylvia Plath, Opere”

di Anna Ravano

Sylvia Plath, scrittrice che oppose una posizione di duro rifiuto dell’oppressione maschile, e per questo simbolo delle battaglie femministe negli anni ’60, nacque a Boston nel 1932, da padre entomologo e madre casalinga.
La sua carriera scolastica fu ottima e brillante; scrisse con successo e conseguì molti premi, uno dei quali la condusse a New York, ospite di un’importante rivista del tempo, ma questa città, col suo ritmo di vita frenetico ed ossessionante, in fondo vuota, la sconvolse.
Tornata a casa non riuscì più a dormire, a mangiare, a scrivere. Andò da uno psichiatra che le praticò l’elettroshock, tentò il suicidio, fu salvata, entrò in manicomio.La psicoterapia e gli elettroshock le consentirono di abbandonare ben presto la clinica, e la sua vita riprese con l’università, i corsi di poesia, la tesi di laurea su Dostoewskij e l’amore per il poeta inglese Ted Hughues, che sposò dopo qualche tempo.
Per Sylvia, educata ai valori della società americana, il successo era fondamentale, ma la nuova condizione di moglie era un ricatto continuo alla sua attività di scrittrice.

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