Una poesia per Sylvia
Una sciarpa fatta di pelle innocente
e una spina, a inchiodarle la bocca
per sempre.
Non avrà il perdono di Dio,
non l’avrà quando l’anima avvolta
in veli di catrame si offrirà alla sua metamorfosi.
Vendicativa la notte l’osserva;
le falene sfuggite alla mano della luna
sfarfallano incubi, rancori… preghiere.
L’azzurro nelle vene palpita dolcemente
e ciò che è lieve ghiaccio di febbraio
culla l’eternità nel flusso e riflusso.
Di là, ben sigillati
piccoli serpenti nuotano nel latte,
mageranno pane in candide scodelle svuotate,
domani.
Freddo, muto è l’addio; la testa ramata
germina nel forno come un biancospino
e nel crepitio della stanza esplodono
tutte le sue veglie.
Cristina D. 2009
su 9 Settembre 2009 su 12:50 pm
Sylvia è una delle poetesse che amo di più, i suoi tormenti sono anche i miei.
Complimenti per il sito, ciao Cettina