Sylvia Plath: Sul sentiero dell’azalea


Le opere

Pubblicato su Senza Categoria di cristina sul 22 Giugno 2007

Su Sylvia Plath si è scritto in quantità, a celebrarla c’è stato persino un film, Sylvia – interpretato da Gwineth Paltrow e Daniel Craig – mai uscito in Italia, ma soprattutto tutte le opere postume, che fanno di lei una delle scrittrici più sottovalutate in vita e più sfruttate da morte. A parte questa parentesi (irrilevante?), non c’è dubbio che La campana di vetro, suo unico romanzo pubblicato nel 1963 un mese prima della sua morte, e Johnny Panic e la Bibbia dei Sogni siano tra le opere più importanti dell’autrice americana, benchè lei stessa fosse più concentrata a ricamarsi il ruolo di poetessa che di narratrice.
La campana di vetro, scritto sotto lo pseudonimo di Victoria Lucas, è certamente l’opera più matura e fortemente voluta dall’autrice. Non solo per la sua valenza autobiografica, ma per coerenza di stile e i notevoli sforzi che la Plath impiegò per portarlo a termine, rievocando esperienze estreme come le cure con l’elettroshock e le sue disatrose conseguenze.

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Tre donne

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Da questo punto di vista Johnny Panic si differenzia nettamente dal romanzo, per essere stata l’unica raccolta dell’autrice messa insieme dal marito Ted Hughes, più volte incolpato di essere stato la causa scatenante del crollo psicologico di Sylvia, culminato nel suicidio dell’autrice. Al di là di queste osservazioni, Hughes ha certamente contribuito a far conoscere le opere maggiori della Plath, e probabilmente nessuno ricorda il suo nome quanto quello della ben più famosa ex-moglie (se si pensa alla popolarità di Hughes negli anni sessanta, e l’invidia della Plath per i suoi consensi di critica).
Benchè composto da materiali diversi (talvolta discontinui per stile e scelta espressiva), saggi, racconti, pezzi di diari e appunti universitari, Johnny Panic e la bibbia dei sogni è una raccolta affascinante ed evocativa. I racconti non hanno plot memorabili va detto (eccetto quello che dà il nome alla raccolta, dove una impiegata in una clinica psichiatrica archivia i sogni dei pazienti), ma sono impregnati dello sguardo atroce e nevrotico della Plath, abile nel seguire dettagli apparentemente insignificanti che restituiscono un mondo dove nella sua staticità si scorgono i germi della sua distruzione.
Nella speranza che qualcuno si decida a stampare il film in dvd, non sarebbe male per chi non l’avesse ancora fatto, andare a scoprire una delle voci più autorevoli della letteratura americana.

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Opere

Alcune opere ad “edizione limitata” furono pubblicate da editori specialisti, spesso in numero esiguo.

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Principali traduzioni italiane
· La campana di vetro, trad. di Daria Menicanti, Mondadori, Milano, 1968;

Contenuto:
In un albergo di New York per sole donne, Esther, diciannovenne di provincia, studentessa brillante, vincitrice di un soggiorno offerto da una rivista di moda, incomincia a sentirsi “come un cavallo da corsa in un mondo senza piste”. Intorno a lei, sopra di lei, l’America spietata, borghese e maccartista degli anni Cinquanta. Un mondo alienato, una vera e propria campana di vetro che schiaccia la protagonista sotto il peso della sua protezione, togliendole a poco a poco l’aria. L’alternativa sarà abbandonarsi al fascino soave della morte o lasciarsi invadere la mente dalle onde azzurre dell’elettroshock. Pubblicato nel 1963, un mese prima del suicidio dell’autrice, La campana di vetro è l’unico romanzo di Sylvia Plath. Fortemente autobiografico, narra con stile limpido e teso e con una semplicità agghiacciante le insipienze, le crudeltà incoscienti, i tabù assurdi capaci di spezzare qualunque adolescenza presa nell’ingranaggio stritolante di una normalità che ignora la poesia.

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· Lady Lazarus e altre poesie,
a cura di Giovanni Giudici, Mondadori, «Lo Specchio», Milano, 1976; rist. in «Oscar Poesia del ‘900», 1998;

Contenuto:
Questa raccolta, nella traduzione di un poeta come Giovanni Giudici, testimonia del lavoro per molti lati eccezionale di una delle maggiori e, nondimeno, traumatiche, presenze nella poesia americana degli ultimi anni. Nel 1960 usciva la sua prima raccolta di versi, The Colossus, e nel 1963, l’11 febbraio, Sylvia Plath si uccideva. A cura del marito, il poeta inglese Ted Hughes, usciva postumo, nel 1965, il volume di liriche intitolato Ariel, che segnava la fama internazionale della sua autrice. La presente scelta è, in gran parte, tratta da questo volume. Queste poesie che la Plath scrisse nell’ultimo periodo della sua vita, con una concentrazione febbrile e frenetica -arrivando anche a comporne due o tre in un giorno – rappresentano quasi il suo “mitico sprofondare nel silenzio dopo una concitata recitazione”.
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· Quanto lontano siamo giunti. Lettere alla madre, a cura di Marta Fabiani,Guanda, Parma, 1979;

Contenuto:
La corrispondenza che Sylvia Plath tenne con la madre nell’arco di tredici anni, dall’inizio del college (1950) al suiciduio (1963), offre il raro interesse di un epistolario famigliare che rifiuta lo sfogo intimistico per diventare un intransigente diario quotidiano, strumento di analisi del proprio ruolo davanti all’interlocutore privilegiato per eccellenza, la madre sempre presente e ideale.
Passo per passo, per tappe cronologiche, seguiamo l’iter artistico ed esistenziale della poetessa più di ogni altra amata dalle ultime generazioni:la giovinezza americana modellata secondo il cliché medio-borghese degli anni ‘50, gli anni del “pragmatismo” e del maccartismo, la maturazione e l’improvviso, inaspettato erompere della crisi psicologica che porta al primo tentativo di suicidio; e poi l’impatto con il vecchio mondo e l’austerità di Cambridge, l’estasi dell’incontro e del matrimonio con l’altrettanto giovane e promettente poeta Ted Hughes, gli anni duri della verifica e del consolidamento della carriera artistica, fino al rapito sgretolarsi della felicità coniugale e del sogno mistico del “matrimonio letterario”, e il riemergere, con l’urgenza e la gravità di una giovinezza più matura e di un’acquisita consapevolezza del proprio talento letterario, delle problematiche di distruzione e di morte.
Questa vicenda viene tutta ripercorsa nel libro che raccoglie le lettere di Sylvia alla madre: un libro che si può leggere – grazie alla sua continuità e compattezza – come un vero e proprio romanzo epistolare. Dopo il romanzo autobiografico The Bell Jar, esso resta lo strumento più importante per penetrare e comprendere il mondo della poetessa americana.
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· Johnny Panic e la bibbia dei sogni, trad. di Maria Luisa Cesa Bianchi, introduzione di Claudio Gorlier, Mondadori, Milano, 1990;

Contenuto:
“Johnny Panic” e la “Bibbia dei sogni” venne pubblicato dal poeta Ted Hughes, marito della Plath, nel 1979, a quasi vent’anni di distanza dalla morte dell’autrice. Opera di grande impatto, questo volume raccoglie varie prose relative a un arco temporale che va dal 1950 – e quindi dalle primissime prove dell’adolescenza – al 1963, anno della tragica scomparsa della poetessa, suicidatasi a soli trentuno anni. Si tratta di schizzi, racconti, saggi, reportage giornalistici, brani di diario che delineano il coerente sviluppo dell’opera letteraria di Sylvia Plath, incentrata fin dagli esordi su una eccezionale capacità di analisi di sé e del mondo: uno scandaglio gettato nel fondo della propria coscienza, un’incessante indagine sulla natura e sull’individuo in cui si riflette un senso costante di dilaniante solitudine. Questi testi offrono così uno strumento unico per osservare ‘dall’interno’ lo straordinario mondo di una delle voci poetiche più potenti e limpide del Novecento, autrice amatissima e vera icona di un’epoca di sogni e libertà.
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· Diari, a cura di Frances McCullough e Ted Hughes, trad. di Simona Fefé, Adelphi, Milano, 1998;
· Sylvia Plath. Opere, a cura di Anna Ravano, Mondadori, Milano, 2002.

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Poesia

The Colossus (1960)

  • Ariel (1965)
  • Crossing the Water (1971)
  • Winter Trees (1972)
  • The Collected Poems (1981)

Prosa

  • La campana di vetro (The Bell Jar, 1963) sotto lo pseudonimo di ‘Victoria Lucas’
  • Letters Home (1975) a e a cura di sua madre
  • Johnny Panic and the Bible of Dreams (1977) (l’edizione inglese contiene due storie che quella statunitense non possiede)
  • The Journals of Sylvia Plath (1982)
  • The Magic Mirror (1989), la sua tesi di laurea allo Smith College
  • The Unabridged Journals of Sylvia Plath, a cura di Karen V. Kukil (2000)

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Libri per bambini

  • The Bed Book (1976)
  • The It-Doesn’t-Matter-Suit (1996)
  • Collected Children’s Stories (UK, 2001)
  • Mrs. Cherry’s Kitchen (2001)

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Bibliografia

  • Stefania Caracci, Sylvia, edizioni e/o, 2004. ISBN 8876415726
  • Ronald Hayman, The Death and Life of Sylvia Plath. London, Melbourne, Auckland Heinemann, 1991
  • Ariel’s Gift: Ted Hughes, Sylvia Plath and the Story of Birthday Letters, by Erica Wagner
  • Linda Wagner-Martin, Sylvia Plath: A Literary Life. London, Palgrave Macmillan, 1999

Scritti Inediti

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